Una casa ereditata a Roma (così come in qualunque città) non si può vendere subito: prima servono tre passaggi:

  • dichiarazione di successione 
  • accettazione dell’eredità con trascrizione 
  • voltura catastale 

Una volta completati, però, la vendita è come qualsiasi altra, con un vantaggio fiscale importante: sugli immobili ereditati non si paga mai la plusvalenza, qualunque sia il momento in cui vendi.

Se hai ereditato una casa a Roma, probabilmente ti trovi in una situazione che non hai scelto, magari in un momento già difficile, e con domande molto pratiche: quanto tempo ci vuole? Quanto costa? E se mio fratello non vuole vendere? In questa guida troverai le risposte nell’ordine esatto in cui ti serviranno.

Si può vendere subito una casa ereditata?

Come anticipato: no, e il motivo è specificatamente tecnico, prima ancora che fiscale. Per firmare un rogito devi risultare formalmente proprietario, e al momento dell’apertura della successione non lo sei ancora; sei un chiamato all’eredità. I tre passaggi spiegati precedentemente (e che approfondiremo in seguito) seguono servono esattamente a questo: trasformare il tuo diritto in una proprietà piena, documentata e vendibile. 

La buona notizia è che, se non ci sono complicazioni, l’intero percorso si completa in poche settimane o pochi mesi, e alcune fasi possono correre in parallelo alla messa in vendita.

Eureka Real Estate, in particolare, è specializzata nella vendita di immobili in eredità e abbiamo realizzato un intero libro all’approfondimento della tematica.

Ma torniamo subito ai nostri step per approfondirli nel dettaglio

Step 1: la dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione è l’adempimento fiscale: va presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso, oggi in via telematica (direttamente o tramite notaio, CAF o professionista). 

Con la dichiarazione si versano le imposte: quella di successione (che per coniuge e figli si applica al 4% solo sulla parte che eccede la franchigia di 1 milione di euro per erede, quindi nella gran parte dei casi non si paga affatto) e le imposte ipotecaria e catastale sugli immobili (rispettivamente 2% e 1% del valore catastale, ridotte a importo fisso se per almeno un erede ricorrono i requisiti prima casa). Tra fratelli e altri parenti aliquote e franchigie cambiano: verifica il tuo caso con un professionista esperto.

Step 2: accettazione dell’eredità e trascrizione

Presentare la dichiarazione di successione, tuttavia, non basta: è un atto fiscale, che non rappresenta un’accettazione dell’eredità. Per vendere serve quindi che la tua qualità di erede risulti nei registri immobiliari, e questo avviene con l’accettazione dell’eredità; espressa (dal notaio) o tacita (compiendo atti che presuppongono la volontà di accettare), seguita dalla trascrizione

Nella pratica, se vendi con atto notarile, è spesso lo stesso notaio del rogito a gestire la trascrizione dell’accettazione tacita contestualmente alla vendita: parlane con lui per tempo, così non rischierà di diventare un imprevisto dell’ultimo momento. 

Ricorda anche che accettare l’eredità significa accettare tutto, eventuali debiti compresi: se il quadro patrimoniale del defunto non è chiaro, esiste l’accettazione con beneficio d’inventario.

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Step 3: la voltura catastale

La voltura catastale è l’aggiornamento dell’intestazione in Catasto: l’immobile deve risultare intestato a te (o a tutti gli eredi, per le rispettive quote). Con la dichiarazione di successione telematica la voltura viene di norma eseguita automaticamente, salvo tu abbia scelto diversamente. 

Vale la pena verificarla con una semplice visura: arrivare al rogito con un’intestazione catastale non aggiornata è uno di quegli intoppi piccoli ma fastidiosi che ritardano la firma.

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Vendere con più eredi: comproprietà, accordo unanime, prelazione

Qui arriva la parte davvero delicata, perché nella maggior parte delle successioni gli eredi sono più di uno (tipicamente fratelli) e la casa è in comproprietà per quote. La regola è semplice e inflessibile: per vendere l’intero immobile serve il consenso di tutti i comproprietari. Tutti devono firmare l’incarico di vendita, tutti devono firmare il rogito.

Se invece un erede vuole vendere solo la propria quota mentre la comunione ereditaria è ancora indivisa, scatta la prelazione ereditaria (art. 732 del codice civile): deve prima offrirla agli altri coeredi alle stesse condizioni, e solo se questi non la esercitano può cederla a terzi. 

Nella pratica, però, le quote indivise hanno un mercato molto limitato e si vendono a forte sconto: quasi sempre la strada che massimizza il valore per tutti è vendere l’intero immobile insieme.

Cosa fare se un erede non vuole vendere

Questo è proprio lo scenario che temono tutti, e va detto con franchezza: nessuno può obbligare un coerede a firmare una vendita. Ma il blocco non è per sempre. 

La legge non obbliga nessuno a restare in comunione: ciascun coerede può chiedere la divisione, prima in via bonaria (spesso con la mediazione, obbligatoria in materia successoria) e poi, se serve, con la divisione giudiziale (all’esito della quale, se l’immobile non è comodamente divisibile, il giudice può disporne la vendita con ripartizione del ricavato). 

È una strada che funziona, ma costa tempo (spesso anni) e denaro: per questo il primo investimento da fare è sull’accordo. Una valutazione oggettiva e terza dell’immobile, fatta da chi non è parte in causa, è spesso ciò che sblocca la trattativa tra fratelli. Proprio per questo motivo suggeriamo sempre di farvi supportare da un esperto in materia.

Le tasse: perché la casa ereditata è esente da plusvalenza

Ed ecco la notizia migliore. L’art. 67 del TUIR esclude espressamente gli immobili acquisiti per successione dalla tassazione delle plusvalenze: puoi vendere la casa ereditata dopo sei mesi o dopo dieci anni, con qualunque guadagno rispetto al valore dichiarato in successione, senza pagare alcuna imposta sulla plusvalenza. È una differenza sostanziale rispetto agli immobili acquistati o ricevuti in donazione, dove contano i 5 anni (ne abbiamo parlato in dettaglio nella nostra guida alla plusvalenza sulla vendita. Le uniche imposte del percorso sono quelle della successione (spesso azzerate dalle franchigie) e i costi vivi: voltura, eventuali regolarizzazioni, notaio.

Caso pratico: tre fratelli, una casa a Montesacro

Un esempio con numeri realistici. Tre fratelli ereditano dalla madre un appartamento a Montesacro del valore di mercato di 360.000 €. Franchigia di 1 milione a testa: imposta di successione zero. Pagano le imposte ipotecaria e catastale (3% del valore catastale, che è ben inferiore a quello di mercato,ipotizziamo circa 4.500 € in totale) e presentano la successione telematica con voltura automatica. 

Due fratelli vorrebbero vendere, il terzo è indeciso: una valutazione professionale certifica il valore e lo convince che l’offerta ricevuta è in linea con il mercato. Vendono a 360.000 €: 120.000 € a testa, plusvalenza non tassata, pratica chiusa in cinque mesi dal decesso. Senza accordo, la stessa vicenda in tribunale sarebbe durata anni, con l’immobile che nel frattempo avrebbe rischiato di generare soltanto spese.

 

Domande frequenti

Si pagano tasse sulla vendita di una casa ereditata?

Sulla vendita in sé, no: gli immobili ereditati sono esenti dalla tassazione della plusvalenza, qualunque sia il momento della vendita. Le imposte del percorso sono quelle legate alla successione (spesso azzerate dalle franchigie per coniuge e figli) e i costi di voltura e notaio.

Conviene vendere all'EUR adesso?

Le condizioni sono favorevoli: domanda costante alimentata dal polo direzionale, prezzi sopra la media cittadina e acquirenti con capacità di spesa. Come per tutta Roma, il fattore decisivo è il prezzo iniziale corretto: all’EUR gli acquirenti sono preparati e scartano rapidamente gli immobili sovraprezzati.

Mio fratello non vuole vendere: posso vendere la mia quota?

Sì, ma prima devi offrirla in prelazione agli altri coeredi alle stesse condizioni (art. 732 c.c.), e in ogni caso le quote indivise si vendono a forte sconto. In alternativa puoi chiedere la divisione, bonaria o giudiziale. Nella pratica, la strada che rende di più a tutti è quasi sempre trovare l’accordo per vendere l’intero immobile.

La casa ereditata ha una difformità edilizia: posso venderla?

Prima va verificata e, se possibile, regolarizzata: è un caso frequente negli immobili ereditati, dove i lavori di decenni fa non sempre risultano nei titoli. Il Decreto Salva Casa ha semplificato la sanatoria di molte difformità lievi — ne abbiamo parlato nella guida dedicata agli immobili abusivi ereditati.

Hai ereditato una casa e non sai da dove iniziare?

Eureka affianca ogni anno famiglie e coeredi in questo percorso, anche offrendo mediatori neutrali quando i fratelli non sono d’accordo: una valutazione oggettiva e gratuita dell’immobile è quasi sempre il primo passo che sblocca la decisione. 

Ma è proprio per i casi come il tuo relativo agli immobili in eredità che ho realizzato un libro completo sull’argomento, intitolato “Mai più immobili” che ti spiega passo passo come indirizzare la vendita della tua casa ereditata.

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Offriamo un servizio di consulenza immobiliare su tutta Roma con i nostri uffici disposti in maniera capillare sul territorio. 

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